In ambito clinico il rischio di caduta nei soggetti di terza età è uno dei fattori con maggior impatto sulla vita quotidiana delle persone.

Infatti negli anziani le cadute e l’equilibrio instabile causano tassi di mortalità e morbilità elevati, oltre a contribuire sostanzialmente a:

  • limitazione della mobilità;
  • perdita di autosufficienza;
  • ingresso prematuro in residenze sanitarie assistenziali (RSA).

Il problema delle cadute nella popolazione anziana non è legato esclusivamente all’elevata incidenza; infatti bambini e atleti mostrano tassi di caduta anche più elevati, ma non costituiscono un problema sanitario rilevante.

I motivi per cui la caduta nei soggetti anziani costituisce un problema risiedono nella combinazione di:

  • incidenza della caduta;
  • facilità di esito in lesione.

Infatti durante la terza età è elevata l’incidenza di malattie come l’osteoporosi e cambiamenti fisiologici associati all’età, ad esempio il rallentamento dei riflessi protettivi, il che rende particolarmente pericolose anche cadute lievi.

Inoltre nell’anziano la guarigione da una lesione, come per esempio una frattura, è di solito lenta e ciò aumenta il rischio di successive ulteriori cadute.

Molti studi hanno descritto l’epidemiologia delle cadute negli anziani in differenti contesti.

I tassi variano in modo considerevole:

  • quelli più bassi sono stati rilevati nei soggetti che vivono in comunità, generalmente tra persone con età superiore ai 65 anni. La maggior parte di queste cadute non causa lesioni importanti, circa il 5% provoca una frattura o richiede il ricovero,
  • i tassi di cadute e le complicazioni associate aumentano sensibilmente con l’età e raddoppiano nelle persone con più di 75 anni.

I fattori di incidenza sul rischio di caduta

I fattori di incidenza sul rischio di caduta nei soggetti anziani sono diversi:

  • viene stimato che il 40-50% degli anziani che vivono in casa cade almeno una volta l’anno.

Da questo dato si deduce l’enorme danno che le cadute portano sia a livello psicologico ed economico sia dal punto di vista assistenziale;

  • la maggior parte delle cadute sono legate alle malattie degenerative, neurologiche o all’apparato muscolo-scheletrico;
  • in generale gli anziani cadono più facilmente con l’aumentare dell’età, ma è stato rilevato che le donne tendenzialmente cadono più frequentemente degli uomini;
  • il 40-50% degli incidenti sono causati principalmente da fattori ambientali e personali.

Perché le cadute nell’anziano sono così frequenti

Ma perché le cadute nei soggetti anziani sono così frequenti rispetto alla probabilità delle altre fasce d’età?

  • l’invecchiamento provoca una riduzione delle funzioni dell’organismo, nello specifico risulta rallentata la capacità di prevenire ed eventualmente correggere squilibri sia in posizione statica sia durante i movimenti;
  • l’apparato muscolo-scheletrico incorre in un peggioramento con l’avanzare dell’età;
  • quest’ultimo è fondamentale perché la sua carenza rende meno sicura la deambulazione dell’anziano e più incerto il suo equilibrio;
  • anche una dieta poco equilibrata influisce sulla frequenza delle cadute, infatti carenze di calcio e vitamina D associate ad un’attività fisica minimale posso causare sarcopenia e astenia muscolare.

Le conseguenze delle cadute in terza età

  • il 5-6% di tutte le cadute comprendono una frattura ossea:
    • il 58% al femore,
    • il 17% al polso,
    • il 6% all’omero.

Inoltre, sempre riguardo alle fratture ossee si evidenzia che:

  • la frattura del femore è la più pericolosa non solamente per i rischi intrinseci dell’intervento, ma soprattutto per il lungo periodo di immobilizzazione a cui è costretto il paziente;
  • anche in assenza di fratture le cadute sono molto pericolose in quanto minano le sicurezze dell’anziano favorendo così il processo di autoisolamento, portandolo a muoversi il meno possibile e rendendolo sempre più fragile.

Strategie preventive per il rischio di caduta

Per poter prevenire il rischio di caduta occorre concentrarsi su alcune strategie, quali:

  • la valutazione del rischio;
  • gli interventi multifattoriali;
  • l’esercizio fisico;
  • la terapia farmacologica;
  • i protettori d’anca;
  • l’apporto di calcio e vitamina D;
  • l’educazione sanitaria;
  • la sicurezza ambientale, intesa come sicurezza dell’ambiente domestico
  • le nuove tecnologie, per l’apporto formativo ed informativo.

In questa review andremo a verificare se un programma di intervento multifattoriale, basato sul training dell’equilibrio e sulla mobilità articolare, può ridurre le cadute e gli infortuni correlati.

Analisi dei soggetti in un programma d’intervento

Nello studio sono coinvolti 105 soggetti con più di 65 anni d’età che hanno preso parte a questo studio suddivisi in 3 gruppi:

  • gruppo di controllo
  • gruppo che ha aderito parzialmente al training pratico
  • gruppo di studio

I presupposti per essere inclusi in questo studio sono l’avere una storia clinica con due o più cadute nei 6 mesi precedenti e non essere affetti da patologie neurologiche.

Metodi dello studio sul rischio di caduta

I soggetti, dopo aver riportato la loro storia clinica, hanno eseguito un test sulle abilità cognitive ed un test sull’equilibrio percepito, rispettivamente:

  • Il Mini Mental Test, ovvero un breve esame per valutare, senza pretesa di completezza ma con una certa affidabilità, lo stato neuro-cognitivo e funzionale di un paziente.
  • Il Balance Self Perception Test, che permette di determinare con un questionario lo stato di percezione dell’equilibrio del paziente.

Dopo aver compilato questi questionari i soggetti sono stati testati nelle loro abilità motorie attraverso un protocollo che prevede:

  • il Berg Balance Scale è un test che comprende l’esercitazione da parte del soggetto in 14 attività di vita quotidiana al fine di valutare l’abilità di restare in equilibrio, la mobilità generale, la capacità di sedersi e rialzarsi;
  • il Three Minutes Walk Test permette di valutare la capacità di resistenza negli anziani di protrarre il l’attività del cammino. Si esegue camminando ad una velocità libera ma costante;
  • altri test di orientamento e mobilità nello spazio sono stati effettuati seguendo il protocollo di Performance-Oriented Mobility Test.

Alla fine della fase di valutazione iniziale è stato preparato un programma specifico e mirato al training dell’equilibrio e della mobilità generale, essendo state le due abilità quelle con i risultati più scadenti.

I soggetti oltre ad eseguire un training guidato e controllato con i terapisti hanno eseguito degli esercizi a casa specifici per ogni deficit mostrato dai test valutativi.

Oltre a monitorare i risultati e le difficoltà incontrate nell’esecuzione degli esercizi a casa è stata monitorata costantemente anche la situazione di cadute (o quasi-cadute) avvenute durante tutta la durata del programma e per i 6 mesi successivi.

I risultati del training di prevenzione di rischio di caduta

I risultati di questo programma di allenamento sono molto positivi per i due gruppi che hanno eseguito parzialmente o completamente il programma di training.

Come si evince dalla tabella sia i risultati del test di equilibrio, sia quelli di qualità del passo e di metri percorsi per i 3 minuti del test di endurance, mostrano risultati significativamente differenti dal gruppo di controllo (P<.001).

Ciò che si conclude è che un programma di esercizi multidimensionale riduce drasticamente la probabilità di incorrere in cadute, anche nel caso di soggetti già caduti precedentemente.

La resistenza e la qualità del cammino risultano decisamente incrementate, permettendo così al soggetto di mantenere al meglio la propria autonomia.

Inoltre i test della categoria Balance dimostrano un netto miglioramento.

La prevenzione delle cadute nell’anziano con D-WALL

Grazie allo specifico gruppo di test eseguibili con lo specchio digitale D-WALL, puoi lavorare sulla prevenzione del falling risk per i tuoi pazienti.

Lo specchio digitale Hi-Tech non solo permette di eseguire ogni gesto motorio col massimo controllo, bensì rende possibile analizzarli in tempo reale secondo precisi parametri.

Una batteria di 7 test semplici e non invasivi, della durata di 15 minuti a dar vita ad una valutazione di Functional fitness.

I test sono utili a valutare la capacità del soggetto di svolgere normali attività motorie di tutti i giorni e dunque di essere autosufficiente all’interno del proprio ambiente domestico.

Dai risultati ottenuti il terapista può costruire un piano specifico di lavoro individuale per prevenire le cadute e la perdita di indipendenza dell’anziano.

 

 

L’Health test con D-WALL

L’Health Test con D-WALL si compone di 7 differenti sezioni:

  • BMI, misura l’indice di massa corporea;
  • Romberg test, per testare l’equilibrio;
  • 30” di seduta su sedia, per la resistenza e la forza degli arti inferiori;
  • 30” di sollevamento delle braccia, a testare la forza e la resistenza degli arti superiori;
  • 2’ di step test, per testare la resistenza cardiaca;
  • un overhead test, testa la mobilità degli arti superiori;
  • foot up and go, come test di agilità

Il risultato è un punteggio da 0 a 100 che restituisce il grado di indipendenza del soggetto e dunque il rischio di caduta.

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